#119. fine/inizio. bene ma non benissimo.

ho passato la notte sveglio, fino alle cinque, da solo.
colpa del jet lag, credo, e ieri sera non ho preso nessun regolatore del sonno, che nel mio caso sarebbe semplice melatonina.
fino alle cinque ho letto un libro. un libro mediocre, un giallo svedese, e nemmeno un libro vero ma un e-book letto sullo schermo dello smartphone.
però ho letto un libro, sono anni che non leggo altro che blog e post e articoli scientifici, con qualche eccezione.
ho la mente sospesa, sai, bloccata dalle troppe parole che cercano una via d'uscita, come rondini dentro una voliera.
e la mia via di fuga stanotte eri tu, erano le tue parole belle, che hanno liberato i pensieri e mi hanno permesso di fare altro, di leggere, di assaporare le ore mentre scorrevano.
la mezzanotte mi ha visto seduto a terra, sul parquet, accanto a due gatte perplesse che mi chiedevano ragione di tutto quel rumore. per loro è guerra, ma non sanno cosa sia, la guerra.
nel cuore avevo le tue parole di bimba felice, nel cuore e nelle orecchie. ti ho immaginato saltare sul letto, schiacciare bottoni, sentire canzoni, e poi andare a rannicchiarti nell'abbraccio del tuo uomo.
come è bello l'amore quando è bello.
stanotte ho trasferito la mia festa da te, nella tua testa, in un posto di coriandoli, in un posto che non ho mai visto dal di fuori ma che dalla distanza da cui lo posso osservare ora mi sembra davvero familiare.
mi sono svegliato tardi, all'una, e ho preparato un toast.
mi sono collegato al mondo, ho scoperto che ad Istanbul un tizio vestito da babbo natale ha sparato in un locale per 15 minuti giustiziando 40 persone: mi viene in mente la notte del Bataclan con quel "they are taking us one by one" twittato in diretta da dentro il locale che mi mangiava il cuore.
Eravamo di ritorno dal concerto di Cremonini al Forum di Assago, quando un sesto senso mi diceva di accendere la radio.
un tizio che si chiama Alberto Forchielli dice che l'Italia si avvia a diventare come il Messico, in bilico tra criminalità e corruzione e che se facciamo grossi sforzi ora i risultati si vedranno tra 50 anni e m chiedo se davvero mi è andata male a non aver fatto figli.
il presidente fa un discorso e dice che non si andrà ad elezioni senza una nuova legge elettorale quando in realtà è chiaro che per tutti loro le elezioni anticipate sono la fine della festa e il passaggio delle sedie ad altri, il che prima o poi tocca ma facciamo almeno che si arrivi ai vitalizi.
ora andrò di là, accenderò il mac che uso per fare musica, giocherò con i tasti e con i suoni, per vedere di trovare qualcosa che mi somigli almeno un po', almeno oggi.
non sarebbe male andare a correre, oggi: credo che la palestra sia chiusa ma il parco è qua di fronte, basta coprirsi bene.
vorrei vederti, presto, se possibile.
e grazie.

#118 modulazione di distanza.

mi piace il tuo blog, sai
anche tu sei interessante
se capita, vediamoci, volentieri.
mi è piaciuto vedersi, dovremmo fare qualcosa insieme,
spero presto, sì.
dovresti provarci davvero, facciamolo insieme.
gli amici questo fanno, e anche altro.
e perché mai potrebbe accadere
non vorrò mai fare a meno di te,
farebbe davvero male.
scusami, non avrei dovuto farlo.
mi hai ferito, sai.
eppure tu, eppure io.
fa male male, lo sapevo.
fa ancora male.
sono mesi, ma sei ancora qui.
anche tu.
a volte mi sorprendo a pensarti.
ti ho sognata, mi raccontavi di.
chissà dove sei, ho incontrato L, mi dice che stai bene.
mi ricordo di quella volta.
chissà se tu.
vabbé.


#117. quel che non vedi accadere



le cose che succedono succedono due volte.
la prima volta succedono fuori,
la seconda volta succedono dentro.

lo penso da sempre e ultimamente tendo ad estendere il concetto alle relazioni.
quando mi relaziono con una persona mi rendo perfettamente conto che quel che un estraneo può vedere è solo il frutto della convenzione, del gioco delle parti, del formalismo, delle posizioni.
Un collega, un'amica, una studentessa, un manutentore, il medico di famiglia, quelli con cui suoni.
ma poi c'è un livello sotterraneo che si attiva non appena il rapporto diventa tra due persone, al di là dei ruoli.
poi gli appuntamenti finiscono, le attività si chiudono, i concerti finiscono e ci si saluta.
rimane qualcosa dentro, di buono, di cattivo, di ingombrante, di inatteso, di disatteso, di incompiuto.

quello è il posto in cui scattano gli addii e si chiudono le porte, quello è il posto dei bilanci, quelli veri, quello in cui quello che sei fa i conti con quello che non puoi essere.

se vuoi che ti accada qualcosa di diverso fa tu stesso qualcosa di diverso.
penso a dieci anni fa, a quanto fossi diverso.
eppure sono ancora io.
se vuoi che accada qualcosa di diverso forse basta puntare il muso in una certa direzione e saper aspettare. e saper cogliere il momento.

se vuoi che accada dentro di te qualcosa di diverso fa' in modo che anche fuori di te succedano cose.
ho mischiato le cose, ho contaminato il dentro con il fuori ho condiviso i miei percorsi con altre persone, mi sono esposto al mondo.
cosa ne esce?
un buon motivo per alzarsi domattina è già un buon risultato.
ma anche un po' di musica nuova.