#124. mezz'ora di verità.


per farla breve basterebbe dire che una vita può considerarsi come un mix di poche cose:

  • anni di cose non dette;
  • qualche ora di mezze verità;
  • una mezz'ora di verità.
non è indifferente, però, l'ordine in cui queste cose arrivano.
non sarebbe una cattiva idea, quella di far cominciare ogni cosa così, con una mezz'ora di verità.
giorni fa sono arrivato a realizzare una cosa per me importante, ovvero che il primo modo che hai per prenderti cura di qualcuno è raccontare chi sei veramente, perché se tieni a lei (lui) devi permetterle (gli) di capire con chi si sta relazionando, e di decidere di conseguenza la sua distanza da te.
poi sale un dubbio, avvero la possibilità che sia tu, soltanto tu nel mondo, ad avere una metà oscura, ad avere posti in cui ti nascondi, e che le persone normalmente non hanno bisogno di rivelarsi perché non hanno nulla da rivelare.
sarà anche vero, ma le persone che non hanno alcun altrove sono di solito persone noiose, persone di cui in fondo potresti fare a meno.
il mio proposito per il prossimo futuro: raccontare a tutti coloro che mi sono più vicini non già chi davvero io sia, ma chi anche io sia,  dispensare mezzore di verità e accettarne le conseguenze.

(https://dylan-white.deviantart.com/art/Mask-of-Truth-117831494)

#123. permeabile a ognigoccia.


sono terra.
sono terra mentre piove,
sento ognigoccia
sento ognigoccia come fosse unica, come fosse piena della mia sete
la sento penetrare, la sento mentre attraversa tutti i miei strati, uno dopo l'altro,
da quello più esterno a quelli sotto, si fa strada come un proiettile salvifico.
la sento arrivare dove non arriva da molto tempo, la mia sete è profonda e si nutre del ricordo di quando era più facile lasciarsi bagnare dalla pioggia, quando c'erano meno sedimenti.
il viaggio di ognigoccia continua e ad ogni strato prende qualcosa e lo porta giù, mischiando i ricordi, contaminando falde diverse, mischiando quel che sono oggi con quel che sono stato ieri, e l'altro ieri, e prima ancora.
tante versioni di me che non si sono mai parlate troppo, tante mute sottopelle, tante storie soltanto iniziate e mai concluse che aspettano una fine che le metta tutte in fila, quando sarà.

come stai?
"sospeso"

è questa la mia risposta, la medesima da anni, la medesima da sempre.
ogni notte ciascuno dei miei me fa un sogno, un sogno diverso, e ogni notte ciascuno mi parla, da stanze diverse, stanze con pochissime porte e qualche finestra.
e il primo pensiero del mattino mi racconta quale parte di me vivrà il giorno che arriva.
ogni giorno uno dei miei me vive un giorno, mentre tutti gli altri sono lì, sospesi, con un cartellino in mano, in attesa del loro giorno, dl loro momento.

ognigoccia però non lo sa, la pioggia non lo sa, e cade su tutto e tutti e allaga le stanze, anche quelle più a me stesso segrete.



#122. Le vite degli altri (dijon, francia)


Quando fai un viaggio capitano cose.
a dire il vero il viaggio lo fai apposta, affinché capitino cose.
a volte capitano a te, a chi sta con te.
a volte capitano a quello che non sei più, capitano a quello che eri, a quello che avresti voluto essere.
a volte capitano a una versione di te che semplicemente non è pronta, o non lo è più, o non lo sarà mai.
allora il viaggio è doppio: nel mondo fuori e tra mille possibili versioni di te dentro.
e la combinazione che ne esce è diversa in ogni momento, posti in cui non sei mai stato che ti appaiono familiari, luoghi invece in cui torni e non li (ti) riconosci.
Non ho mai fatto un viaggio da solo se non per lavoro, e quando è successo quello che partiva non ero propriamente io, ma una modulazione tutta da scoprire.
il più delle volte non era nemmeno lo stesso che sarebbe tornato.

Comincio a pensarla in modo diverso, a cercare di comprendere le possibilità dell'essere soli, le conseguenze dello strappare i giorni da un calendario appeso dentro la testa, dell'attaccare sul muro i post-it delle domande e quelli delle risposte per poi accoppiarli a caso e cercare di dare un senso al risultato.
senza sensi di colpa, senza la paura di lasciare tracce, senza guardarsi troppo i piedi e senza cercar troppo l'orizzonte.
quando fai un viaggio cerchi un modo di guardare il mondo, a volte di fotografarlo e quando pensi di averlo trovato e scatti nella foto entra una bimba che correndo ti schiva all'ultimo.
e riguardando le foto, la sera, ti rendi conto che quella bambina non ha attraversato soltanto la tua inquadratura, ma il tuo intero universo, e la sua presenza nella foto ti racconta che ci sono vite che ti schivano all'ultimo e che forse dovresti cercare almeno di includerle nella tua fotografia del mondo.
darsi una possibilità, sempre.