121. cinque birre


.. e alla quinta birra il tizio cominciò a parlare.

"c'è stato un momento in cui le parole scorrevano veloci, volavano. 
e poi è venuto il vento, che ha spazzato la terra per giorni, per mesi e anni e il sole ha bruciato e l'arsura ha fatto il resto.
e quando il vento è calato tutto era fermo, in una luce livida e potente.
e le cose della vita si srotolavano da sole e si perdevano pezzi piccoli e si perdevano pezzi grandi e ci si accontentava di piccoli momenti quando l'intero orizzonte si stava sollevando in un'apocalisse di tsunami.
e il tempo sembrò fermarsi, e i pensieri fermi, e lo scorrere di tutto divenne faticoso.
c'è stato un tempo in cui le parole scorrevano veloci, volavano. 
ora non più, ho piuttosto a che fare con un fiume lento e denso, con un incaglio perenne, con tutto questo cazzo di sartiame attorcigliato alle caviglie."

lo guardavo e lo ascoltavo e a tratti pensavo che stesse parlando di sé e di me allo stesso tempo.
e la sua vita vista da fuori sembrava un treno fermo su un binario morto.
lo guardavo e lo ascoltavo e a tratti pensavo che stesse parlando di sé e di me allo stesso tempo.
ma io no, io sapevo che non avrei mai detto parole come quelle, no..

..perché io a cinque birre ma quando mai. 



#120. tetris.


Una settimana di sole e di vento e di mare.
Ho ripreso a leggere, ed è stato come riaprire un rubinetto incrostato da anni.
con l'acqua che prima è rossa come la ruggine, poi pian piano mentre scorre si schiarisce e torna limpida.
quando ritorni dopo un po' in un luogo questo ti appare sempre diverso da come lo avevi lasciato: in parte è così, in parte invece è perché sei cambiato tu.
quando ritorni in un posto da cui mancavi da mesi ti poni due domande:
la prima, perché me ne ero andato ?
la seconda, perché sono tornato?
perché avevo altro da fare.
perché ho finito di fare dell'altro.
questo posto è il cerchio, e ho badato per un po' alla botte, oppure ad altri cerchi.

ed eccomi qui in mezzo a questa steppa piena di parole volanti, a pestare col piede per terra, ad alzare parole come polvere, e a respirare la polvere di chi mi passa accanto.
afferrare parole a cazzo e vedere se ci stanno giuste nelle caselle del mio cruciverba, spostare il peso da un piede all'altro, torcere il busto e mettermi di sbieco, e vedere se così i pensieri che il vento mi butta addosso si incastrano tra le file del mio tetris.
perché non ho più molta voglia di scavare, per trovare l'oro.
perché quando scavi puoi trovare oro oppure puoi trovare sterco.
e invece lascio fare, lascio fare al vento. 




#119. fine/inizio. bene ma non benissimo.

ho passato la notte sveglio, fino alle cinque, da solo.
colpa del jet lag, credo, e ieri sera non ho preso nessun regolatore del sonno, che nel mio caso sarebbe semplice melatonina.
fino alle cinque ho letto un libro. un libro mediocre, un giallo svedese, e nemmeno un libro vero ma un e-book letto sullo schermo dello smartphone.
però ho letto un libro, sono anni che non leggo altro che blog e post e articoli scientifici, con qualche eccezione.
ho la mente sospesa, sai, bloccata dalle troppe parole che cercano una via d'uscita, come rondini dentro una voliera.
e la mia via di fuga stanotte eri tu, erano le tue parole belle, che hanno liberato i pensieri e mi hanno permesso di fare altro, di leggere, di assaporare le ore mentre scorrevano.
la mezzanotte mi ha visto seduto a terra, sul parquet, accanto a due gatte perplesse che mi chiedevano ragione di tutto quel rumore. per loro è guerra, ma non sanno cosa sia, la guerra.
nel cuore avevo le tue parole di bimba felice, nel cuore e nelle orecchie. ti ho immaginato saltare sul letto, schiacciare bottoni, sentire canzoni, e poi andare a rannicchiarti nell'abbraccio del tuo uomo.
come è bello l'amore quando è bello.
stanotte ho trasferito la mia festa da te, nella tua testa, in un posto di coriandoli, in un posto che non ho mai visto dal di fuori ma che dalla distanza da cui lo posso osservare ora mi sembra davvero familiare.
mi sono svegliato tardi, all'una, e ho preparato un toast.
mi sono collegato al mondo, ho scoperto che ad Istanbul un tizio vestito da babbo natale ha sparato in un locale per 15 minuti giustiziando 40 persone: mi viene in mente la notte del Bataclan con quel "they are taking us one by one" twittato in diretta da dentro il locale che mi mangiava il cuore.
Eravamo di ritorno dal concerto di Cremonini al Forum di Assago, quando un sesto senso mi diceva di accendere la radio.
un tizio che si chiama Alberto Forchielli dice che l'Italia si avvia a diventare come il Messico, in bilico tra criminalità e corruzione e che se facciamo grossi sforzi ora i risultati si vedranno tra 50 anni e m chiedo se davvero mi è andata male a non aver fatto figli.
il presidente fa un discorso e dice che non si andrà ad elezioni senza una nuova legge elettorale quando in realtà è chiaro che per tutti loro le elezioni anticipate sono la fine della festa e il passaggio delle sedie ad altri, il che prima o poi tocca ma facciamo almeno che si arrivi ai vitalizi.
ora andrò di là, accenderò il mac che uso per fare musica, giocherò con i tasti e con i suoni, per vedere di trovare qualcosa che mi somigli almeno un po', almeno oggi.
non sarebbe male andare a correre, oggi: credo che la palestra sia chiusa ma il parco è qua di fronte, basta coprirsi bene.
vorrei vederti, presto, se possibile.
e grazie.