#30 l'incastro.


l'incastro.
finisce sempre così. 
con un incastro.
quando arrivi sei libero.
ti muovi leggero.
usi, cerchi, trovi, maneggi, capti, parole vecchie per farne parole nuove.
poi ne aggiungi altre. alcune si bagnano, alcune scappano in alto.
la nuvola prende consistenza, prende colori.
le cose di cui ti nutri diventano sempre più importanti.
si creano dei legami.
prima leggeri, piccoli tocchi e rimbalzi, reattivi.
poi sempre più intensi, ne cerchi il suono, quello profondo.
in qualche caso appoggi l'orecchio. ascolti la nota, la studi, la fai tua, provi qualche semplice melodia.
e provi ad impararla, a suonarla tu, a farla cantare,
prima da solo, poi con altri, provi, pensi di riuscire.
poi arriva. 
sempre. 
una partitura che prevede uno strumento che tu non hai.
non ce l'hai e non puoi suonarla, quella cosa.
e non puoi promettere che la potrai suonare.
i confronti diventano complicati.
certe inclinazioni diventano dirupi,
certi esser lieve diventano leggerezze.
certi contrappunti diventano ricatti.
e siamo già ben oltre il peccato.
e allora succede.
succede l'incastro.
una morsa di cemento a presa rapida che comincia a stringere.
e sai che non smetterà.
fino a quando tu non te ne andrai.
qualche volta l'incastro ha un nome.
qualche volta nemmeno te lo dice.
qualche volta ha un volto.
qualche volta ne ha mille.
e scopri che forse non oggi, forse non stanotte, 
ma che andrai,
che tu non hai quello che serve per restare a lungo, qui.
non hai i modi, non hai moneta, non hai futuro da mettere in pegno.
e quello che puoi fare è guardarti intorno e cercare qualcosa o qualcuno 
da portare con te.
il buono da tenere.
e la via che ti aspetta, in fondo, 
altro non è
che la strada per Itaca.
ancora lontana.


30 commenti:

  1. Si procede sempre per tentativi. Ci si ritrova in luoghi e situazioni, ci si rapporta a persone, ci si ambienta o si tenta di ambientarsi. Si prendono le misure. Ma a volte ti rendi semplicemente conto che certi luoghi, certe situazioni, certe persone, semplicemente ti stanno strette. E allora inizi a pensare che qualcosa non c'è, qualcosa ti manca. E la sensazione di doversi rivolgere altrove diviene preminente.
    Tu la chiami incastro, io morsa.
    Sta di fatto che quando l'avverto io ho necessità di cambiamento. E so che anche il mio orizzonte cambierà insieme a me.

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    1. ho capito chi sei. hai lasciato l'@nonimato, dunque. e ora sei qui.
      sto ancora imparando le dinamiche di questo posto. a volte, spesso, sono io che sbaglio. non so gestire le distanze. penso di essere ad un passo e sono lontano, penso di essere lontano e invece posso udire il respiro. l'effetto è negli effetti. non commensurati alle cause per via delle distanze falsate, asimmetriche. come un diedro ottico che taglia e sfalsa un'immagine semplice e la rende complessa, scomponendola su piani diversi.
      è quando di smette di ascoltare, che capita.
      è quando si comincia a parlare. incomprensioni che diventano incastri o, come tu li chiami, morse.
      benritrovata.

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    2. Da cosa mi hai riconosciuta? :)
      Il mio è senza dubbio un punto di vista diverso qui dentro. Sono più una spettatrice che talvolta interagisce commentando. Però ho come l'impressione che si creino dei legami o almeno delle aspettative. Ed essendo questo un mezzo virtuale crea comunque delle dinamiche diverse da quelle della realtà. Anche il concetto stesso di distanza assume un significato altro. E l'interpretazione, qui, essendo basata solo su parole scritte e non su intonazioni, gesti, mimica, ecc. rimane comunque più difficile. E soprattutto ognuno legge in base al proprio sentire e al proprio vissuto, il che può essere anche un arricchimento perchè ti offre la possibilità di vedere anche con altri occhi oppure può generare incomprensioni.

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    3. la cosa è così:
      ci sei tu e ci sono io.
      io ti canto la mia nota, tu mi canti la tua.
      in qualche caso stridono.
      in qualche caso risuonano.
      in qualche caso formano un accordo.
      terza maggiore, terza minore, settima minore, quelli più semplici.
      alla fine il resto è nel tocco e nella capacità di imporre il silenzio in ascolto.
      tutto molto semplice.
      come ti ho riconosciuta?
      dalla nota, ovvio.
      intervallo di nona.

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    4. Dovrò prendere lezioni di musica. Il fatto che io sia del tutto stonata può creare problemi?

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    5. problemi no.
      ma sporca l'idea limpida che avevo con tanto sforzo cercato di creare.
      ma stonata stonata senza speranza?
      non possiamo far passare l'idea che discendi dalla cultura indù, che prevede scale cromatiche e note diverse?

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    6. E lo so ... la realtà sporca sempre le idee limpide. Stonata sì, senza speranza non saprei. Possiamo sempre optare per la discendenza indù.

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    7. cercare qualcuno o qualcosa da portare con te....
      qualcosa è facile...
      qualcuno???? i criteri per scegliere qualcuno da portare con te quali sono??? grazie

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    8. se l'idea è quella di andarsene, e se il restare qui ha avuto un senso, beh il senso sta nella possibilità di portarsi via qualcosa. una frase, una parola, una consapevolezza, un dolore.. anche. e qualcuno che non vogliamo resti tagliato fuori dal nostro futuro.
      (si parlerebbe molto meglio, se tu avessi un nome, ogni cosa detta ad un nick anonimo è detta a metà, pensaci).

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  2. Certe aperture posson sembrar ricatti a occhi allenati a vedere trame.
    E allora l'unica cosa che si può fare è fuggire, chè certe aperture non si reggono. Si reggono gli spiragli, si reggono le insicurezze, ma le sicurezze mettono in discussione fondamenta poco solide, e vanno allontanate, con la scusa che si è stufi. Con la scusa che la morsa stringe. Non si vorrebbe mai perdere se stessi, ma perdere cosa poi?

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    1. mio il contrappunto, altrui gli occhi che vi leggono un ricatto.
      credo sia per via delle distanze falsate. delle asimmetriche percezioni di un primo istante diverso per tutti.
      succede quando di mille letture se ne sceglie ciascuno una diversa.
      moventi, alibi, antiche remore, vincoli del cuore. punti di vista così diversi da aver bisogno di lenti complementari.
      il tutto o il niente.
      il subito o il mai.
      il fragore o il silenzio angosciato.
      non un ricatto, non una mossa agli scacchi, no.
      un semplice stallo della volontà incastonato nella distanza.
      certi incastri nascono senza un motivo preciso,
      ma sono quelli che fanno più male.

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  3. A passo lento, ad ogni sosta con calma in attesa di quell' incastro che ancora manca per poter proseguire...

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    1. l'incastro di cui parlo io è quello che ci ferma, aria, non quello che ci fa proseguire.
      non la combinazione di eventi capace di dare la svolta, ma l'incriccarsi del pensiero capace di congelare le cartilagini e paralizzare il passo.
      qualcosa da cui arrivi a pensare di poter sfuggire in un solo modo, andandotene.
      qualcosa che ti mostra la tua inadeguatezza e ti lascia inerme.
      ma tu sei guerriera, a te non succede. a te no.

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    2. è che per me è tutto un flusso, tutto un movimento, tutto...è un problema in realtà credo. bisogna apprezzare anche l' immobilità di certi incastri, anche di quelli che paralizzano..


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    3. forse non sono da apprezzare, forse sono solo da comprendere, aria.
      e anche quando la morsa è stretta e ti senti bloccato in realtà qualcosa dentro continua a cambiare.
      per ogni luna nuova c'è una marea pronta a salire.

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  4. Amo gli incastri che non sono prigioni, dunque forse non ne amo nessuno. Gli unici che ammetto sono gli amori, incastri avvolgenti... senza pudori :)
    Mio caro red, a volte sono sopraffatta dalle tue parole, sarà che è l'ora di dormire sarà che certi giorni voglio soltanto le coccole, anche quando si tratta d parole. Notte, xo

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    1. Giorgia.
      io lo so che da qualche parte qualcuno sta levigando parole per te.
      come le pietre tonde di un giardino Zen, ti stanno aspettando.
      aspettano il tuo sonno, la tua serenità, non farle aspettare.. non farlo aspettare.

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    2. non puoi chiedere al bagnino della piscina comunale la strada per Albuquerque, New Mexico.
      ti dirà senza timore di sbagliare che alla rotonda di ingresso al paese c'è la freccia "tutte le direzioni".
      lo ringrazierai ma dovrai comunque arrivarci da sola, ad Albuquerque, New Mexico.
      ma una cosa la so: ci arriverai sui tacchi.

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    3. gli incastri in amore avvolgenti....cosa intendi Giorgia?

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  5. Seguendo le dolci note di uno strumento sconosciuto, come i bimbi -meglio dei topi, su!- il pifferaio magico, quell'angolo in cui incastrarti e la giusta mescola a presa sufficientemente rapida con cui impiastricciarti ben bene piedi mani e bocca...li hai scelti tu.
    A volte penso che mi incastro scientemente per avere qualcosa che mi obblighi ad alzare lo sguardo, a cercare tra le stelle il nord, e ripartire.

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    1. vuoi dire che l'incastro nasce dentro di noi?
      vuoi dire che quello che accade, quello che ci porta al punto di stallo, è qualcosa che semplicemente lasciamo accadere affinché un blocco interiore diventi un blocco esteriore e così facendo arrivare a capire che è giunto il momento di forzare il tutto?
      io non ci ho mai pensato, sai? ma è interessante. davvero.
      del resto a furia di rinciamparci qualcosa avrai pure imparato, no?

      (gente, i commenti a questo mio post sono di gran lunga migliori del post stesso.
      vien voglia di accorparli tutti insieme nel testo iniziale e firmarlo a.a.v.v.)

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    2. Quando ho scritto che ognuno legge in base al proprio sentire e al proprio vissuto e ti offre, a mezzo commento, la sua interpretazione, che diventa un arricchimento perchè ti fa vedere le cose con altri occhi, è proprio a questo che mi riferivo. Se tu bloccassi i commenti, avresti niente altro che il tuo mondo qui.
      Interagendo con altri invece ogni post, coi relativi commenti, diventa una sorta di caleidoscopio di esperienze. Questo è uno scambio continuo. Credo sia questo il bello dei blog.
      (chiedo scusa per l'intromissione, ma commentare secondo me significa anche questo ... leggere tutti e confrontarsi non solo con l'autore)

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    3. le cose scritte qui sono pacchetti che possono contenere molte cose.
      a volte sono scatole quasi vuote, quasi una scusa per un contatto, per il rinnovo di un'istanza di presenza. in quei casi sono poco utili alle persone terze e possono apparire come vacui. devo dire che quel tipo di commento qui da me non c'è quasi mai.
      altre volte sono di condivisione di pensieri filtrati, punti di vista diversi che raccontano il tema del post visto da altri occhi. questi sono interessanti, si integrano con il post iniziale e consentono di svilupparlo, di dare nove strade: linfa.
      poi ogni tanto ci sono commenti che da soli valgono un'emozione.
      è in questi che trovo il senso profondo dell'essere qui.
      è in questi che si esprime il talento dell'anima: movente.

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    4. quante cose da dire, cerco di procedere con ordine ma vi avviso, l'ordine non è il mio forte.
      tra un inciampo e l'altro, mentre mi medico le ginocchia, penso che se ci troviamo invischiati in qualcosa è perché questo qualcosa, in qualche modo, ci corrisponde.
      e farci i conti è l'unico modo per "evolvere".

      come Random Walk credo che un post sia anche i suoi commenti. Ognuno di noi scrive delle cose a casa sua e poi va a sedersi sul tappeto a casa di qualcun altro e ne legge delle altre.
      Su quel tappeto ci sono altre persone andate lì a dir la loro, far finta di essere da soli è una simulazione di cecità/sordità, è una presenza sterile.
      Poi non si può aver sempre la pretesa di essere illuminanti e/o iluminati, a volte è bello e divertente anche solo trovarsi a giocare sul tappetone:-)

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    5. ho memoria di un tappeto come quello. un gruppo di persone conosciutesi in rete. c'erano chitarre e canzoni da suonare. c'erano amori in erba che poi sono cresciuti, c'erano amici che sarebbero divenuti per sempre. c'era anche qualcuno che ora non c'è più.
      ma era proprio questo, era giocare sul tappetone.
      tutto questo mi manca, anche se in un certo senso si ricrea qui. o in qualche altro posto nelle vicinanze.

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  6. Pensieri. Il primo: l'incastro può anche essere il movimento che ti mostra come quella che credevi libertà fosse incompletezza.
    Il secondo: Itaca. Ci vuole un'idea grande come un letto nuziale intagliato nel legno vivo per desiderare così tanto il ritorno?

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    1. incastro come movimento.
      libertà come incompletezza che invertita suonerebbe vincolo come completezza.
      e poi il letto nuziale intagliato nel legno vivo e l'idea lucida di casa.
      il mio viaggio di ritorno è verso un posto.
      il mio viaggio è tortuoso.
      il mio viaggio è ancora lungo.
      wb, mi chiedi cose che ancora non so.
      alzo il silenzio, mi metto in ascolto.



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    2. silenzio e ascolto, le cose che dovrò fare per comprendere le parole incastro, libertà, letto nuziale, viaggio lungo e tortuoso....
      grazie per le tue parole...

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    3. si direbbe tu sia una persona che legge e che pensa. persone come te dovrebbero scrivere. se non in un loro posto in quello di altri, come questo. ci sono parole che a noi sembrano superflue eppure potrebbero essere illuminanti per altre persone.
      prendi un nome. prendi una penna e un foglio (una tastiera e un video vanno benissimo) e scrivi chi sei al mondo.
      ti esorto.
      a presto.

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