#029 testa sotto.


era da piccoli, che si giocava così.
un manico di scopa e una coperta, una poltrona rovesciata, una botola di accesso al sottotetto scoperta in cima alle scale della grande casa.
ci volevano queste cose per soddisfare il nostro bisogno di altrove.
di posti semibui e polverosi dove le regole dei grandi non potevano entrare. posti dove il confronto era tra noi. 
posti dove bambini e bambine scoprivano le differenze al gioco del "prima tu."
posti dove abbiamo fatto le nostre prove. posti in cui abbiamo scoperto cose importanti, come l'essere etero oppure altro, con l'occhio del bambino non ancora incattivito dalla competizione armata dei compagni di classe. 
alcune delle mie risposte più vere le ho trovate lì, me le ha sussurrate una cuginetta di terzo grado a cui non dispiaceva che io, bambino come lei, le brigassi tra le gambe.
il gioco finì quando una madre ci sorprese. ci furono conseguenze, immagino consigli di famiglia, discorsi tra genitori, ma nulla di tutto questo arrivò fino a noi. vinse il quieto vivere. ma non accadde più. eravamo oltre. 
il senso del peccato era entrato nella nostra vita.

oggi il cielo è quello che è. e risulta difficile oggi pensare che il cielo possa essere stato un giorno diverso da questo. 
è il cielo di novembre quando viene d'ottobre. 
quello senza riferimenti, piatto e incapace di baciare l'orizzonte.
eppure è sotto un cielo così incapace di far succedere qualcosa, così privo di appigli e di attrito, che le cose possono accadere nell'unico modo in cui possono accadere davvero: 
scivolando.

rintanarsi in questo posto fatto di echi attutiti, di riflessi filtranti, di suoni ovattati.
ancora una volta ritrovarsi a ribaltare il canotto per restarci sotto e sentire lo sciacquettio assoluto, e rinunciare a cercare il fondo con i piedi mentre fuori l'onda cresce e decide per noi.
e mentre la realtà si infiltra e l'aria comincia a farsi più povera ritrovare il senso del tempo. del termine.
e allora raccogliere le forze, i propositi e prepararsi al rientro. 
e dentro il rumore dell'acqua e l'eco corta di tela gommata sforzarsi di distillare le parole da portare con noi nella luce del giorno, rubando giusto il tempo per trascriverle qui.
e infine, prima di riemergere, riempirci i polmoni di quest'aria d'altrove.
tre volte e pronti e via.

io vado, chi viene?









36 commenti:

  1. questa volta ti ho preso al volo! Mi infilo sotto la tua coperta, però mi porto la pila, perchè voglio guardarti negli occhi mentre mi racconti le storie della tua gioventù. Ne troverò tante ancora in attesa di un lieto fine, perchè le tue storie sono come le mie: riusciamo a raccontarle solo scrivendo da un altrove lontano. Perchè? A presto, xo

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    1. sei già sotto con me, Giorgia.
      avevo impostato una risposta allucinata del tipo:
      "siamo tutti qui acquattati in questa penombra e pronti a scattare come alligatori appostati al più piccolo movimento. che c'è fame, quaggiù. anche troppa."
      ma se leggessi una cosa del genere nel blog di qualcuno penserei che è un serial killer fuori dal mondo. e io non lo sono, non ancora.
      a volte le parole qui si fanno pesanti, più di quanto abbia senso. e questo è un difetto mio, che scrivo quasi solo di notte.
      per fortuna ci sono persone capaci di leggerezza. come te e come Cirinciampai, qua sotto.
      le tue storie hanno bisogno di finali, le mie forse dell'incipit.
      e messi insieme tu ed io potremmo arrotolarci all'infinito senza chiuderne una. ;)

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    2. Ed io passo a leggerli di notte, vi rimbocco le coperte e vi auguro sogni leggeri( e d'oro, quello sempre!)

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    1. diffido chiunque possa poter pensare che questo commento sia non gradito o considerato un commento da "svacco".
      tutto questo buio ci toglie spontaneità.
      tutto questo limare, tagliare, arrotare fa di noi dei falegnami ciechi.
      ma le emozioni sanno passare molto più in alto del nostro sferragliare,
      le emozioni passano veloci in alto col rombo di un jet.
      un jet che fa più o meno così:
      ioooooooooo0000OOOOOOOO O O O O O ....
      ;)

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    2. Ritrovare la spontaneità dei bambini che sanno volare più in alto dei jet urlando e comando iooooooooooOOOoooooo
      l'effetto doppler ce lo vogliamo dimenticare?!?!;-)

      Arisogni d'oro

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    3. ti aspettavo.
      volevo sentire lo schiocco secco al superamento del muro del suono.

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    1. D olore
      E mpatia
      R icordo
      I o
      V erità
      A more

      beh, non ci siamo tutti, e da sempre?
      non è di questo che stiamo vivendo?

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  4. "Allora la donna, vedendo che l'albero era buono da mangiare, piacevole a vedersi e appetibile per poter acquistare intelligenza, prese del suo frutto e ne mangiò. E ne dette anche a suo marito, che era con lei, ed egli pure mangiò. E si aprirono gli occhi di ambedue e CONOBBERO DI ESSERE NUDI"
    Gn 3,6-7

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    1. "Beh, ho aspettato, aspettato così a lungo, qui
      pensando che niente, niente potesse andare storto, ma ora lo so
      Lei possiede questo potere innato,
      Di prendersi tutto ciò che vede,
      E ora sembra che io stia cadendo, cadendo per lei
      Sembra lei abbia un tocco invisibile, già
      Ti entra dentro e ti afferra il cuore
      Sembra lei abbia un tocco invisibile, si
      Prende il controllo e lentamente ti riduce in brandelli."
      Genesis, Invisible Touch, 1986

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  5. (Ma secondo te è possibile fare il percorso all'indietro, prima del "senso del peccato", prima dell'istante in cui si conosce d'esser nudi (vulnerabili, esposti), è possibile tornare nell'Eden? Forse con una persona, una sola...E' una domanda, Red.)

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    1. (lo è,
      lo è.
      e non è forse questo, il tuo sogno ?)

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  6. vengo anch'io, ma prima fammi respirare quest'aria ancora un pò.

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    1. si direbbe che siamo tutti sotto la stessa barca,
      si direbbe.

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    2. o sotto lo stesso buio di una coperta spessa

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    3. in effetti siamo qui. e se allora quel bambino cercava le sue risposte armeggiando tra le gambe della cuginetta coetanea, oggi siamo a fare la stessa cosa qui armeggiando gli uni nei pensieri degli altri.

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    4. a frugare, siamo qui a frugare per un accenno di intimità

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    5. la parola frugare e la parola intimità, se accostate per mano di una donna, possono innescare incendi segreti.
      ma è vero, hai ragione, le cose qui si dicono sottovoce.
      e non per scelta.
      è la ragione stessa dell'esistenza di questo posto.

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  7. Perchè?
    Perchè tutto questo?

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  8. è quello che la rana morente chiese allo scorpione.
    nella domanda, dolore.
    nella risposta, dolore.
    ma c'è di più:
    c'è futuro.

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  9. Non per la rana. E nemmeno per lo scorpione.

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    1. con quello sguardo puoi guardare un uomo abbastanza a lungo da farlo dapprima tentennare, poi recedere e infine sentirsi fuori posto nei suoi stessi panni.
      non vedo te. ma me li vedo, loro, cadere uno dopo l'altro.
      Perchè?
      Perchè tutto questo?

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    2. Quando hai scoperto che sono dello scorpione?
      ahahahhaah ;)
      "...e lo scorpione rispose alla rana: -perchè è la mia natura- "

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    3. continuiamo a porci a vicenda una sola domanda:
      chi sei.

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    4. Essere è un concetto molto relativo.
      Potremmo entrambi rispondere come al Ciclope: "sono Nessuno" e non mentiremmo.

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    5. essere non è un concetto relativo.
      se non nel fatto che l'esistenza si concretizza nel relazionarsi.
      ma non si tratta solo di tiro alla fune con corde fatte di parole intrecciate, qui.
      si tratta di qualcosa che viene prima.
      si tratta di puntare i piedi a terra e sapere da che parte tirare.

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    6. L'esistenza si concretizza nell'esistere, in quel piccolo gesto che è il respirare. E nessun relazionarsi può darti la dimensione dell'esistere, se prima non hai imparato a respirare da solo.
      Tu sai già da che parte tirare?

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    7. certo.
      su.
      col naso.
      come dici tu.

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    8. Attento alla sinusite...

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  10. Mi hai scoperchiato dei ricordi, grazie

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    1. a te non posso non chiedere di condividerli come sai fare.
      dove vuoi, nel tuo posto, su un muro al parco, nel confessionale del GF12,
      ma vestili di parole e mandali a spasso, quei ricordi, che li vogliamo vedere.

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  11. Quella fu la prima volta di Claudia, quanto a questa non so se sia stata la tua o quella di un te nascosto in qualche parte. Certo io la coperta fa da capanna. Ma un retrobottega, vuoi mettere, dove non c'è nessuno che sia di famiglia? Sorrido, pensando ai bambini. E ai giochi senza regola.

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    1. la mia vera prima volta accadde molto molto più tardi. chi mi conosce oggi in genere sarebbe sorpreso di sapere quanto tardi. la luce del retrobottega. la polvere, immagino. il silenzio. me lo immagino d'estate. ma poi c'è di più, in quel racconto. ci sei tu seduta su uno scatolone affacciata alle grandi finestre. con una città davanti e un contratto da centralinista stretto in mano.
      tutto questo sa di altri tempi. sa di luce che filtra con la polvere in stanca sospensione.
      è molto bello.

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