#036 cosa vuoi tu da me?


una domanda che arriva.
prima o poi cade sul tavolo,
anzi, si schianta proprio.
come se fosse LA domanda che tutti hanno preparato, cresciuto, accudito e fatta diventare grande.
chiseicosafaiquantiannihaidadoveseisposatoseisinglemahaifigliahnononnehaiperòscrivibenedai.
in pratica un breve setup relazionale. misure prese. un'annusatina e siamo pronti per lei, la "one million dollar question".
e arriva.
e non importa se il tavolo è di legno massello, di marmo, di vetro o di cemento.
si schianta sul tavolo come se fosse in caduta libera da mille metri.
fa sempre lo stesso rumore sordo.
il rumore di qualcosa che si rompe.
certamente il tavolo.
ma non è solo il tavolo.
come se le parole dette fossero solo l'imballo.

fammi vedere cosa c'è dentro,
cosa vuoi vendermi, 
metti sul tavolo la merce, quella vera.

beh.

io non avevo esattamente in mente di fare marketing, qui.
comunque te lo dico, cosa voglio da te:
voglio sempre e solo una cosa da ogni persona che incontro.
voglio capire chi sei tu per me e chi io sono per te, da sempre.
voglio leggere quello che è scritto.
che tu sia l'idraulico, che tu sia le parole che cercavo, che tu sia il mio assassino, che tu sia il mio nuovo batterista, che tu sia il nulla, che tu sia il troppo, un'ombra di passaggio o il mio più grande errore/rammarico/rimpianto, che tu sia un sogno sognato o l'incubo per anni incubato, il viaggio che non farò o la conferma di dove sono arrivato.
c'è una scritta per me in fondo ai tuoi occhi, è inciso lì, quello che sarai per me.
lascia che io possa leggerlo.e intanto leggi quel che è scritto per te sul fondo dei miei.
il resto è tutto arredo d'istanti e ricalcolo percorso.

oppure "niente".








71 commenti:

  1. e come direbbe Liga ''... ho tre domande per te...''! ;)

    hai dimenticato una cosa... che in genere, in altri luoghi, rappresenta la terza domanda a seguire il cometichiamididovesei... ossia ''Hai una foto?'' :D

    Sono lontani i tempi della chat, ma quando arrivava quella domanda, e l'ordine era quasi sempre rispettato, la conversazione per me finiva, e il mio interlocutore scendeva all'istante di livello!

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    1. forse Artemisia, è vero quel che dici.
      io cercavo di estendere la cosa. non è, non può essere, solo ricerca di corrispondenza di affetti o di sensi. c'è una forma di prossimità che non implica notti in bianco a guardare il soffitto o trasformazioni di presenze virtuali in assenze più che reali.
      ma è anche vero che non si viene a comprare il latte, qui. io non vengo per questo.
      io qui vengo perché ci sono persone che fanno girare le parole e le emozioni.
      e questo flusso continuo è capace di levigare la roccia fino a mettere a nudo quel che siamo.
      e non è poco.
      e comprendo chi si protegge distogliendo lo sguardo, non funziona con tutti, ma difficilmente LA domanda viene posta a caso.

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    2. dici bene, tu. Anche io cerco e offro in sostanza le stesse, cose, parole, emozioni.

      Ma tanta gente, molto spesso, confonde il messaggio con il messaggero.

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    1. lo so.
      tu mi guardi e vuoi vedere se dentro di me c'è una capomazziera.
      ma metti a posto il paletto di legno imbevuto nel cloro.
      non ti servirà, non oggi, non con me.
      io nel cloro ci sguazzo, lo sai. come potrei essere una capomazziera?

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    2. in realtà, non l'ho pensato nemmeno per un attimo che tu potessi essere una capomazziera.
      ti immagino invece mimetizzato tra i componenti della banda a suonare i piatti, tra i quali casualmente, andrà a finire la testolina della suddetta.

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    3. siamo allo splatter guerriero, cara Lucilla Kill Bill Van Aalten. del resto il tuo nome si presta davvero a qualunque cosa. con quel nome potresti davvero essere credibilmente uno scienziato, una ballerina di burlesque, una diva degli anni 40, un'atleta famosa di specchiata integrità morale, la regina delle puttane. quasi una condanna, si direbbe.

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    4. ma se fosse così adesso dovresti uccidermi.
      preferirei evitare, se si puó. sai volevo finire il mutuo..

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    5. ah, non ci avevo pensato! ok, ti risparmierò, ma se vuoi vado ad uccidere il direttore della tua banca...

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    6. no lucilla, grazie.
      cominciano ad esserci troppi morti qua intorno.
      e poi ho la sensazione che anche se morissero tutti i direttori di tutte le banche dell'universomondo, i mutui sopravviverebbero.

      è scritto: il cataclisma nucleare porterà all'estinzione del genere umano. ma non dei suoi mutui, che verranno onorati nel tempo da topi e scarafaggi.

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    7. bene, allora darò istruzioni alla mia gatta.

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  3. Ma non è privo di rischi guardare negli occhi qualcuno, qualcUNO. La Gorgone pietrificava chi si imbatteva nel suo sguardo, per ucciderla è stato necessario usare uno scudo come specchio.
    Nel fondo degli occhi è scritto quello che tu chiedi, ma anche molte altre cose. E leggerlo non è così semplice come leggere le linee di una mano. Per questo uno chiede: chi sei cosa vuoi?
    Per non trovarsi davanti l'ignoto, il fondo del pozzo.

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    1. perché tutta questa paura, winter?
      è davvero così angosciante l'animo umano, da non poterne sostenere lo sguardo?
      o forse vuoi dire che in fondo a certi occhi noi vediamola nostra immagine riflessa?
      è di questo che bisogna aver paura?

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    2. Io non ho scritto "paura".
      Quante persone, ti chiedo ora, sono capaci di leggere gli occhi di un altro? E quante permettono al proprio animo di affiorare fino agli occhi?
      E' materia instabile, l'anima. E' materia fragile.
      La nostra e quella degli altri.

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    3. forse hai ragione tu, winter.
      forse semplicemente non è il caso di farlo. troppi rischi.
      ma allora perché questa domanda, che suona un po' come un "dimmi cosa vuoi vedere nei miei occhi e ti dirò se c'è"?

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    4. Dimmi cosa vuoi vedere nei miei occhi e ti dirò se c'è. prima che tu li veda.
      Di solito è questo.
      A volte i rischi son troppi, a volte nessuno, a volte gli occhi valgono tutti i rischi del mondo.
      E' che non lo si sa, prima, e quindi ci si ferma. si aspetta. si ascolta. e si chiede.

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    5. e quindi lo stallo.
      parola ricorrente, pare.
      la quiete prima de.
      l'apnea prima di.
      o l' "oppure" prima del "niente".

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    6. Ma quando sei lì, sul bordo della piscina, prima di tuffarti, non prendi aria? Non ti assicuri di averne abbastanza fino a quando tornerai con la bocca fuori dall'acqua?

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    7. la mia esperienza di apnea è limitata.
      alla fine di ogni apnea mi sono solo chiesto se ne è valsa la pena.
      e mai mi sono invece chiesto se avessi iperventilato a sufficienza.
      è l'onda che ti sorprende, quella pericolosa.
      quella che mai avresti detto che.
      l'onda anomala.

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    8. Forse è perché non ho mai imparato a regolare la respirazione, nuotando. Forse quello.

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    9. è come quando corri, winter, non è molto diverso. devi solo dare un appuntamento al cielo ogni due o tre bracciate e cercare di essere puntuale. ;)

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    10. (E ma lo SO. non è la teoria che mi manca...)
      :)

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    11. e allora si vede che ti manca la motivazione.
      oppure è rancore..
      che mai ti ha fatto, il cielo, da voler farlo aspettare ogni due secondi?
      fu quando, tu bambina, ti rovesciò addosso così tanta rabbia liquida da infeltrire la mantellina della cresima? oppure quando lasciò morir di sete la pianta di rose dietro la panchina del primo bacio?

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    12. Ora. Sono dilaniata tra la necessità di scrivere una risposta ispirata al lirismo più ermetico o.
      Scelgo o: la mantellina????Mica ho fatto la cresima nell'Ottocento, Red!

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    13. se non è lirismo ermetico questo..

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  4. Fa parte del processo di conoscenza, che volenti o nolenti avviene anche qui. Prima o poi una domanda sul proprio interlocutore ce la si fa. Il che non significa voler necessariamente qualcosa di più.
    E' semplicemente un voler dar forma a dei pensieri, vedere quanto il film che ci siamo girati nella testa e i suoi personaggi siano vicini alla realtà.
    E questo avviene soprattutto quando in fondo a quegli occhi sembra esserci scritto qualcosa di interessante per noi.

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    1. il fatto è che nessuno sa cosa aspettarsi da una persona prima di conoscerla un po'.
      una domanda sul mio interlocutore io non me la pongo né prima né poi. me la pongo nel momento stesso in cui scrivo la prima parola.
      la curiosità di sé che diventa la curiosità dell'altro.
      si può evitare di interagire. oppure accettare. oppure farlo restando a distanza, come avviene quasi sempre. ma iniziare a parlarsi davvero senza arrivare ad un punto o rinunciando anzitempo per paura è un grosso errore che può portare a fraintendimenti.
      a me è successo, qui. è doloroso (e forse lo è senza motivo).

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    2. Nel momento in cui si commenta e magari lo si fa anche con costanza si interagisce. Io personalmente non mi aspetto nulla. Mi piace leggere punti di vista alternativi e rifletterci sopra, sia che essi siano espressi in modo serio oppure ironico, sarcastico ecc. Dopodiché per quel che è la mia esperienza qui mi rendo conto che con qualcuno si crea una vera e propria comunicazione, con altri si rimane un po' più distanti. Ma va bene in entrambi i casi. Forse io non mi pongo così tante domande.

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    3. siamo davvero più semplici di quanto pensiamo.
      abbiamo dei bisogni.
      interagiamo.
      cerchiamo risposte ai nostri bisogni.
      tante necessità, qualche urgenza.
      tante persone con una risposta.
      di quale delle mie domande hai tu la risposta?
      guardati in tasca, dai. da qualche parte deve esserci. un bigliettino con sopra il mio nome, ecco quello. apri, che c'è scritto?

      che ti devo dei soldi.
      o_O

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    4. C'è scritto che solo tu sai se io ho una risposta ad una tua domanda :)

      Quella dei soldi devo averla persa ... :(

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    5. quella dei soldi era solo l'ipotesi di worst case, tutto qui.
      beh, alla prima domanda che ti ho fatto (chiesi chi sei) hai risposto. creandoti un nome.
      ma dovrei avere seri problemi con il mio ego per pensare che l'hai fatto per me.
      sarebbe come se allorché qualcuno mi chiedesse se ho le tette mi precipitassi dal chirurgo plastico per dotarmene.

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    6. Non l'ho fatto per te effettivamente, ma tu mi hai fatto decidere. Ci pensavo da un po' a crearmi un’identità “stabile”. Anche se questo non mi impedisce tuttora di continuare, dove posso, ad usare sempre nick differenti. Questo mi caratterizza ancor più dell’avere un’unica “personalità”.
      Semplicemente tu hai sollevato il problema dell’incertezza. Hai pensato che avere a che fare con un'identità precisa creasse un dialogo, mentre con un’ anonima no.
      Io personalmente non la vedo così e infatti negli altri blog sono sempre stata riconosciuta, anche laddove non mi presentavo sempre con lo stesso nick, ma ad ogni post cambiavo e lo adeguavo al contenuto. Ma sapevo che poteva creare un minimo di incertezza in chi riceveva i miei commenti e dunque ho preso al volo il tuo suggerimento.
      Tu mi hai chiesto “chi sei?” e io ti ho risposto “Random Walk” e con questo volevo esprimere una parte di me, quella convinta che non sempre esiste un senso, che non esiste un cammino tracciato, che siamo esseri creati casualmente e casualmente ci aggiriamo nel mondo. E con la stessa casualità talvolta incontriamo qualcuno, che anche non avendolo come obiettivo, risponde alle nostre domande.

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    7. in effetti ti si riconosceva.
      in un certo senso fuggi l'omologazione del pensiero stanziale e ti affidi al nomadismo.
      se ti serve un appoggio, qui c'è posto.
      posso lasciarti la stanza degli ospiti, bagno indipendente e frigorifero tutto tu.
      solo ti pregherei per favore di non fumare in casa. per quello c'è il balcone.
      tu stai mettendo in atto un'idea che mi era venuta, da qualche parte ne scrissi, di blog surfing.
      il difficile è seguirti, per chi fosse interessato. vaghi e non lasci tracce. ;)
      insomma Random Walk è misteriosa e sfuggente.
      ma sei universo Marvel o DC?

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    8. Ecco ho sempre fatto web surfing casuale, ora lo faccio anche coi blog. Dunque corretto il termine blog surfing per me :)
      E’ divertente. Per l’universo mi piacerebbe il Marvel, ma DC in un certo senso mi sembra più appropriato.
      Comunque volevo tranquillizzarti. Ho smesso di fumare. E anche quando lo facevo usavo il balcone :)

      (dubito che qualcuno sia interessato a seguirmi e comunque creando un profilo le tracce le si può trovare)

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    9. DC comics? quindi supereroi senza super problemi? forse è più appropriato, forse meno realistico e quindi più virtuale. ok, capito.
      io credo che sia solo questione di tempo. poi verrà una casa tua.
      lo so cosa pensi. pensi che ti è molto più facile appoggiare il pensiero su un'impalcatura creata da altri, e solo e se ti va.
      ma guarda questo posto. io ci metto il primo pezzettino, ma quanto è più interessante quello che emerge in seguito! un rito collettivo. ciascuno un pezzetto e per tutti qualcosa.
      io ci sarei, promesso.

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    10. DC sono le mie iniziali :)
      A me piace di più il rito collettivo e quindi mi butto in quello.
      Casa tutta mia? Qui? Non credo, ma mai dire mai.
      E poi si è già stanziali nella propria vita, un po' di nomadismo qui dentro non potrà farmi tanto male.
      Comunque se mai erigessi la mia dimora, ti ci inviterei con piacere :)

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    11. vedrai che ad un certo punto ne sentirai la necessità. o forse semplicemente l'utilità.
      o forse. no.
      il pensiero errante.
      le parole stanziali.
      pregi.
      difetti.

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  5. ho voglia di chiedertelo, però, adesso.

    era una serata strana, ho fatto una cosa molto giusta, per caso, per sensazione. forse ho anche un pochino alleviato una tristezza. di sicuro stavo andando a dormire serena.
    non volevo scrivere, stasera. non volevo nemmeno leggere, solo cullarmi nella sensazione di "compiuto" che ho addosso. non volevo correre il rischio di perderla.

    ma. chettelodicoaffare, sono passata per rileggere la playlist. è c'è la domanda da un milione di dollari. e non riesco a trattenermi: cosa sono io?

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    1. non lo so, Margherita.
      l'idraulico?
      guardarsi negli occhi non significa altro che avere la consapevolezza di quello che si è ed essere disposti a condividerlo.
      non ho mai guardato nei tuoi occhi, ma so che non avrei problemi a farlo. ci sono persone che ci fanno sentire a nostro agio.
      tu sei tra quelle.
      ma non è sempre un faccia a faccia, anzi. a volte succede che ci si trova a fare un pezzetto di strada insieme e scambiare parole lievi guardando avanti.
      ma non tradire la playlist però, se no ti giuro cambio idraulico.

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  6. Ci sono persone a cui piacciono le sorprese, altre che vogliono sapere tutto e subito. La sostanza non cambia comunque, la risposta nel 99% dei casi non la ascoltano. Tu di pure cosa cerchi, l'interlocutore tanto la interpreterà come vuole.

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  7. in qualche modo comunque deve andare a finire. io credo che non valga tanto il "cosa cerchi" ma piuttosto il "cosa cerchi in me". persone differenti suscitano aspettative differenti, non credi? chi deforma la percezione del mondo per adattarla alle proprie aspettative è destinato a lunghi stalli relazionali..

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  8. Il fatto è che, spesso, nemmeno colui (o colei) a cui rivolgi quella domanda che cade sul tavolo, sa bene chi o cosa è

    :)

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    1. io mi riferivo a quando viene posta a ME.
      ma non cambia, anche in quel caso è fluttuante la percezione che ho di me stesso. un po' come le tue mille personalità. la cosa interessante forse è proprio questa, vediamo che tipo di ME riesci a tirarmi fuori:
      se mi piacerà saremo amici.
      se lo amerò ti amerò.
      se lo odierò beh, comincia a correre.
      del resto se c'è la stima c'è tutto.

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  9. Io invece nei primi momenti preferisco il niente, nessuna nozione nessuna conoscenza di chi sei, mi concentro sull'odore che emani, dagli occhi, sul calore che sento prima ancora di lasciarsi sfiorare. Mi riempio di immaginazione, di quanto mi farai desiderare il prossimo incontro , il movimento dei tuoi occhi detterà il numero di lacrime che cadranno per te, quando me ne andrò . Red, i tuoi post sono casa. xxo

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    1. sono come te, giorgia. non mi aspetterei mai questa domanda da parte tua.
      perché tu hai il senso del momento.
      e questa domanda non ha un tempo buono, che il momento giusto per porla è esattamente l'istante in cui la risposta non è più rilevante.
      molto meglio mettere a fuoco pian piano le situazioni e gli scambi.
      le persone.
      aggiungere un pezzetto per volta, senza forzare, esattamente come sta succedendo a Torino nel 2006..

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    2. a proposito red, qui a Torino nel 2006, sto passando giorni difficili, mi spingono a levare veli che sono pelle. Mi manchi

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    3. qui ti sbagli, giorgia. io continuo ad esserci, li a Torino.
      mi nascondo tra i portici, dietro le colonne, nella folla.
      ti tengo d'occhio. un giorno ti farò leggere il capitoli scritti dal tuo assassino prima che io lo scovassi. li teneva su fogli sparsi, in macchina.
      era legato ad una sedia e gli ho chiesto cosa avesse scoperto sul tuo conto e chi lo aveva pagato per farti sparire.
      ha cominciato a tremare e ha rotto la capsula di cianuro che teneva nel molare.
      mi è dispiaciuto, volevo provare il mio nuovo miracle blade con la sfera di controllo.
      (ma non ci mettiamo un po' di noir, giorgia? troppo, dici?)

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    4. userei un intero vasetto del tuo noir, se fosse tra le mie mani.
      Io sarò mimetizzata di verde e letale come il denaro,
      bianca come può esserlo soltanto la verità, viola e mai rossa, perchè di quel colore è il desiderio di mete imprendibili. Un abbraccio

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    5. cito:
      "mi concentro sull'odore che emani, dagli occhi, sul calore che sento prima ancora di lasciarsi sfiorare. Mi riempio di immaginazione, di quanto mi farai desiderare il prossimo incontro , il movimento dei tuoi occhi detterà il numero di lacrime che cadranno per te, quando me ne andrò "
      mi dispiace, dolce giorgia. ma questa roba è TUTTA rossa. ;)

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  10. ci pensato e ripensato.
    E risposte non ne ho, ho solo altre domande. ne scelgo una.
    Nel momento in cui chiediamo ad una persona" fammi vedere, cosa hai da vendermi?" non è che abbiamo già stabilito che "ha merce per noi?"
    non è la domanda che apre le danze...se fosse solo il primo passo verso l'altro dopo una danza ballata solo con noi stessi?

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    1. ti posso immaginare, sai. tu che titubante osservi la vetrina e cerchi di capire.
      pensi a quel che ti serve davvero, a tutto quello che in passato hai buttato senza aver mai messo.
      pensi alle occasioni che avrai per mettere quel vestito, ma pensi anche che ne hai già tre che vanno bene tra cui poter scegliere. e te ne stai lì indecisa sul da farsi.
      poi pensi che quel vestito in fondo costa come quattro o cinque delle tue pizze settimanali .
      allora ti risolvi ed entri e chiedi se hanno una taglia in meno della tua, visto che sei ormai virtualmente a dieta da più di un mese. ;)
      il bisogno.
      la danza.
      la scelta.
      tutta vita da sciropparsi, un cucchiaino la sera prima di dormire.

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  11. Io la butto lì: questa domanda presuppone due poli con una distanza in mezzo. in questa distanza sta il motivo e il peso della domanda. Perché è quella (la distanza) che ci fa girare le balle ... perché per sapere davvero quel che vogliamo sapere la distanza andrebbe annullata e per annullare la distanza non ci dovrebbe essere moto (da te a me da me a te) ... né tavolo. il punto è che quel che voglio da te è forse qualcosa che mi devo dare io, annullando il voglio.

    ps: comunque, in caso,la miglior risposta è sempre un bel sorriso : )

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    1. poi capita che la distanza è così piccola che non ci stanno più nemmeno le parole e può succedere davvero di tutto.
      a me è capitato che arrivasse un aculeo, quella volta sono morto e da allora macero nell'oscurità.
      invece altre volte succede che arriva il talento a risolvere la cosa. come quello di saper creare emozioni con le forme e i colori. a te per esempio non serve nemmeno il sorriso.

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    2. beh .. grazie ... mi sembra un tantinello esagerato, ma prendo e porto a casa : )

      Le parole secondo me ci stanno. Ma diventano una melodia e non più un tavolo.
      Non lo vedo necessariamente come un lasciarsi andare allo sbando (è molto bello anche quello, ma sempre non si può fare) ... più come una disponibilità a condividere. Una semplicità di cui ci si impratichisce man mano.
      Un po' quello che succede qui, se non sbaglio ... e che mi pare sia un tuo talento.

      ps: non vorrei fare il rompiscatole, davvero, il tuo apprezzamento mi fa felice ... ma per favore non togliermi il sorriso neanche figurativamente ...

      ciao

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    3. beh, quando ci sta ci sta. ;)

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  12. com'è che il mio commento sparì??

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  13. guardati le dita, v. deve essere rimasto attaccato al medio della mano destra. quello del mouse nell'attimo dell'invio.
    quel che é certo é che qui da noi le cose preziose non si buttano.

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  14. mmm.
    controlla la spam, mentre io controllo le dita.

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  15. spam vuoto.
    a questo punto sono curioso.
    (e mi chiedo se avrai voglia di ritrovarle, quelle parole.)

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  16. ma forse anche no.
    ci sta. dai.

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  17. ok, sarò serio:
    mi è semblato di vedele un gatto.

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  18. Essere 'semplicemente' chiari. Tipo: "Mi vuoi?". "Sì"/"No". Facile facile. Banale? No, coraggioso. Non credi? Mi fai sempre volare con i tuoi post.

    r.

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  19. me lo chiedo spesso, sai, se non esiste un modo più semplice di rappresentare una realtà complicata.
    se prendi l'istante allora sì, te li ricordi i biglietti consegnati alle compagne carucce da bambini: vuoi stare con me? SI - NO - FORSE.
    ma se alzi gli occhi al futuro o chiudi le palbebre sul passato allora subentra di tutto. subentra la storia, la tua storia.
    il coraggio che metti nella tua domanda devi anche metterlo nella risposta.
    ma io sento forte le stelle più lontane, e sento la densità di un presente scolpito nella carne, ne sento la sostanza.
    tu forse puoi, io no, io no.

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  20. L'ho riletto stasera. Forse l'ho capito solo stasera.
    E stasera penso che sì, che nel momento in cui chiedi hai deciso che quello è l'apice, e più su non si va.
    E nello stesso momento inizia la fine.
    Ora sono indecisa se sia tristezza, malinconia, sollievo o indifferenza.

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    1. L'ho riletto stamattina. Forse non l'ho ancora capito.
      nel momento in cui chiedi forse hai semplicemente deciso di togliere l'ultimo velo.
      mostrati nudo se ce la fai. altrimenti scappa.
      spalanca gli scuri, apri le imposte, fai entrare la luce e fatti guardare per quello che sei, per quello che hai.
      l'istante del realizzo, della messa a fuoco finale. lo scatto di una polaroid.
      più su non si va? non so, certo non su certe scale fatte di fumo. ci sono luoghi più alti che però necessitano luce, e tanta.
      tristezza, malinconia, sollievo, indifferenza. c'è tutto, dentro.

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