#027 l'indirizzo.


metti che hai una busta, tra le mani.
è carta. ha l'odore, della carta. è una lettera e l'hai scritta tu.
dentro, parole.
non troppe, anzi, sono solo tre-quattro parole in fila seguite dal tuo nome, sotto.
la busta è ben chiusa, è affrancata, è pronta per essere spedita.

metti che hai una busta, tra le mani.
hai scritto a mano, era notte, perché solo di notte, certe cose.
a matita, perché la tua verità non è roba per inchiostri e penne a sfera.
su un foglio non troppo bianco, che il troppo bianco abbaglia, la notte.
e hai scritto in fretta, in un momento iluminato e unico.


metti che hai questa busta, tra le mani.
è una lettera. e la persona a cui l'hai scritta ha bisogno di quelle parole.
è un elenco, un semplice elenco, e la persona sa bene di che elenco si tratta.
lo cerca da sempre, lo aspetta. da te.
è l'elenco delle cose importanti, quelle con dentro il senso del suo esistere.


la persona a cui l'hai scritta sei tu.
il problema è che
non hai l'indirizzo.
non ce l'hai.




29 commenti:

  1. eh,
    che l' indirizzo non ce l' hai.

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  2. elegante paradosso, mi hai costretta a leggerlo due volte, come sempre accade quando vengo a trovarti. ciao.

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    1. credo che se non avessi mai letto PCSN non avrei mai scritto questa cosa qui.
      ma non è un esercizio, è me. adesso.
      intanto tu segna un altro punto su quel tuo tabellone, Giorgia.

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  3. lo segno volentieri, tu però dimmi quanti ne hai segnati per me quando hai visto che ti ho citato esattamente sul punto dove mi aspettavi tu :) notte carissimo

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  4. mille lettere spedite a vuoto, sperando che qualcuno leggendole poi mi aiutasse a trovarlo il mio senso. forse sbagliavo il destinatario, forse sono io. sicuramente non ho l'indirizzo, la terrò in un cassetto sperando di trovarlo.

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    1. tienila con te.
      o rischi che il giorno in cui troverai l'indirizzo, tu abbia scordato quale fose il cassetto.

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    1. Eccolo il post, infatti ricordavo di avertelo detto che mi piaceva.

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  6. Lo capisco, è accaduto col mio 'silenzio'. Non lo trovavo più, non trovavo più i suoi indirizzi.
    La frustrazione che si prende gioco di te.

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    1. il silenzio.
      scommetterei che è tra le parole in quella busta. è strano, la gente benedice le tue parole, Arianna, eppure tu attraversi i mari e i monti alla ricerca del silenzio.
      ma tu ed io (anche altri a dire il vero, qui) lo sappiamo quanto silenzio c'è nelle parole. e quante parole restano acquattate nei nostri silenzi.

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    2. il silenzio è essenziale,
      per ascoltare le parole,
      le proprie.

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    3. il silenzio di ciascuno è diverso.
      il silenzio di ciascuno si distingue da quello degli altri per altezza, timbro e intensità.
      e se è vero che le parole hanno il silenzio dentro, il silenzio non di meno ha in sè le sue canzoni.
      potremmo subito dividere il mondo in due parti:
      quelli che lo sanno e quello che lo sentono.
      ma poi non sapremmo mai chi sono gli uni e chi sono gli altri, che ci vuole un gran coraggio ad ammettere di non sentirlo, il silenzio.

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    4. Io non lo sento, il silenzio. Non voglio sentirlo. Ho fatto addirittura un figlio, pur di non sentirlo più.

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    5. mi fai scavare ancora, M.
      e allora ho scavato ancora, e sai che ho trovato?
      che se è vero che il silenzio sa essere assordante
      la mia vera, fottuta e atavica paura è che sia lui, il mio silenzio, a non sentire me.
      che possa regnare imperturbato sulle mie bassezze.

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  7. forse.
    forse è scritto sulla mia fronte.
    per questo fisso gli occhi della gente
    in questo posto senza specchi.
    forse nascosto in fondo ad un tatuaggio.
    per questo ne cerco i colori
    in questo posto senza odori.
    forse è sotto i miei occhi.
    occhi che fingono di non vedere.

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  8. Puoi metterla via, si.
    Ma chissà.
    Quando la ritroverai, ti servirà ancora?

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  9. non lo so, Ade. forse il post #023771 parlerá di questo. segnatelo.

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  10. Forse il problema, il punto in cui tutto quanto si inceppa e resta sospeso, non è il sapere o meno l'indirizzo. Forse, forse, è la lingua in cui è scritta la lettera.

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  11. la sto guardando in controluce , ma la filigrana della carta è intrisa dei fantasmi delle mille lettere spedite a vuoto, ciascuna in una lingua diversa.
    e dire che la lingua che servirebbe quando scrivi a te stesso è l'unica che non hai mai dovuto imparare ma che, forse, hai scordato.

    grazie wb, è quello che mi serve. sparigliare le carte. cambiare ottica. servono nuove domande. ci penserò. ci sto già pensando.

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  12. Io scrivo poco a me stessa, tendo di più a parlarmi col pensiero raccogliendomi in momenti di silenzio esteriore. Ma nelle rare volte in cui mi scrivo e in quelle più frequenti in cui mi parlo, non è l'indirizzo che manca. Quello lo conosco. Semmai è la motivazione e la volontà che mancano. La motivazione all'ascolto o alla comprensione del testo e delle parole. E' come se, pur conoscendone il significato, ci fosse una sorta di velo a coprirne i contorni. In realtà è che non voglio capire, perchè non è il momento giusto. Perchè in quel momento, per me, la scelta sbagliata è in realtà quella giusta, quella che mi porterà poi a comprendere le parole non ascoltate prima.

    (Perdona l'intrusione, leggendo altri blog sono capitata per caso qui e questo, tra i vari post letti, mi ha colpito particolarmente. Come detto non scrivo molto e infatti non ho blog.)

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  13. due parti.
    una che parla e una che dovrebbe ascoltare.
    una che scrive e una che dovrebbe leggere.
    una che vuole spiegarsi e una che non vuole capire.
    una che conosce quale sia la scelta giusta e una che decide diversamente.
    c'è questo muro dentro che separa le due parti di noi.
    beh, fare un blog significa accettarlo e cominciare a farci dei disegni.
    grandi e colorati dipinti di ciò che pensiamo ci sia dall'altra parte.
    non sarà ora di prendere in mano i colori, amica mia?
    il tuo primo post l'hai già scritto. è qui. basta copiarlo di là.
    e farcelo sapere.

    (PS:
    lo so. sono davvero ridicolo, scrivo da quanto, un mese, due, tre ? si, circa. e già pontifico.. ridicolo.)

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    1. Ma a dire il vero credo di farlo col pensiero quello che tu fai col blog. Non ho mai avuto la necessità di scrivere o meglio di farlo pubblicamente. Non ho la capacità di impegnarmi in qualcosa in modo continuativo e costante. E' curioso però che da quando ho iniziato a girare qui dentro e a commentare (e cioè più o meno da quando tu hai il blog), le tre o quattro persone che leggo con assiduità mi hanno chiesto, chi prima chi dopo, il perché non aprissi anche io un blog. Dovrò chiedermelo anche io a questo punto :)

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    2. non è necessario avere un blog. il primo passo è avere un nome. un'identità.
      il senso della continuità del discorso. e non è affatto poco, anzi.
      non mi stupirebbe scoprire che le tre o quattro persone che leggi assiduamente sono persone che anch'io seguo.

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    3. Sì il problema identità me lo sono posto quasi subito, ma mi son detta che in fondo che io mi chiami Cinzia o mi inventi un qualsiasi nick rimango comunque un'anonima per quasi tutti qui dentro. Poi è vero che firmandomi sempre Anonim@ in un qualche modo lascio traccia di me e chi riceve i miei commenti sa perfettamente che si tratti di me. Ovviamente, a parte una persona, nessuno sa altro di me se non quello che dichiaro quando offro la mia opinione, ma quella in fondo è un'informazione, così come lo è un post.
      Al momento non ho creato un profilo perchè ho sempre giocato in un paio di blog ad adattare il "nick" al post, ma ti assicuro che proprio per questa abitudine divento comunque riconoscibile.
      Ma prima o poi rinuncerò all'anonimato e costruirò un profilo, una firma tutta mia.
      Per quanto riguarda i blog che seguo faccio pubblicità con piacere:
      il primo tra tutti, alpexex. In fondo ho iniziato ad aggirarmi qui dentro grazie ai suoi blog. E' un amico e mi piace molto ciò che scrive. Poi gli altri blog che seguo: G3rtland, Leparoleinutili. Ne leggo altri, ma con meno assiduità.
      Il tuo blog l'ho trovato leggendo il blog di tale v. Mai commentata a dire il vero finora, però mi piace leggerla. Ora ci sei anche tu tra le mie letture.

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    4. in effetti basta mettere una mascher@. potrai comunque continuare a giocare con i nick. L'inico problemino sta nel fatto che un nick è tuo. sei tu. e nessuno può scrivere al tuo posto. e poi puoi scegliere un'immagine che ti rappresenti.
      andrò a trovarli, i tuo amici blogger, che non conosco.
      fatta eccezione per "tale v." che forse conosco ancora meno e che forse, leggendo, sorriderà.

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    5. Anonim@ con amico @nonimo9 ottobre 2012 14:04

      :) infatti lo creerò, devo solo deciderlo, dopodiché passo a trovarti.

      tale v. è piacevole da leggere.

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    6. e infatti.
      ho sorriso.
      al primo mi sono indignata.
      poi ho sorriso.
      che non posso incazzarmi. che sono piacevole da leggere, io.

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    7. piacevole in genere.
      qualcosa di più, oggi.

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