alla fine accade sempre che qui uno lascia sempre le parole più pesanti, perché la leggerezza non riesce ad aderire a questo schermo, è volatile.
se il mio problema fosse quello di sentirmi completamente rappresentato da quel che scrivo qui sarei almeno in un paio di guai, di quelli grossi grossi.
invece i miei guai sono al più guai di taglia media, ben addestrati e capaci di stare a tavola senza disturbare.
dovreste vedermi girare per certe vie della città con il mio guaio più grande ben tenuto al passo e un altro paio di più piccoli che corrono avanti e indietro, spisciazzando sulle ruote delle auto (che tanto l'urina di guaio non sporca e non persiste, giuro).
a volte ne perdo uno sotto un tram, altre volte un altro si innamora di una tipa che incrocio e lo vedo infilarsi nella metro insieme a lei, pace: avanti il prossimo.
confido nel fatto che chi mi legge riesca anche a sentire che qualcosa di diverso c'é, dietro a queste parole bianche su fondo nero. ma se anche è no, pace: avanti il prossimo.
o forse anzi senza forse è solo e tutta autoindulgenza ben shakerata con l'autoreferenzialità che mi ottunde i sensi fino a farne un composto di autostima da spalmare sui cardini per non farli cigolare almeno la notte.
oggi pioveva di una pioggia che avrebbe potuto essere classificata come la prima pioggia dell'estate, almeno nel posto da cui vi scrivo.
ma io i post sul meteo non li capisco poi tanto, forse perché non ne sono capace, di parlare del tempo facendolo sembrare una cosa interessante.
però ho un ricordo che custodisco gelosamente:
vivevo al piano ottavo di nove di un palazzo che era accanto ad un'altro che era di sette, e il tetto del secondo era per me un terrazzo.
era d'estate era caldo e venne un temporale.
uscii a prendermelo in faccia.
grandi gocce calde sul catrame dei cordoli, mi rimane questo, l'odore del catrame e la camicia zuppa e sotto di me la vista di uno scalo ferroviario.
voleva essere un post più leggero, ma se anche è no, pace: avanti il prossimo.
ho rivisto una persona che non vedevo da anni. l'ho rivista nella sua forma compiuta, bella come la sapevo bella e anzi più vicina a quel che è dentro: madre e compagna.
e se davvero fossi capace di parole leggere, qui, sarebbe di lei che avrei scritto.